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ma stremità. Per molte azioni valorose, per molte disperate sortite si segnalarono i Russi, e sol dopo un assedio di sessantacinque giorni, Swatoslao cedè alla fortuna, ottenendo tale capitolazione che valse a dimostrare la prudenza del vincitore, e quanto questi apprezzasse la prodezza, e temesse la disperazione di un guerriero, il cui animo domar non poteasi. Con solenni giuramenti che sapeano d’imprecazione, il Gran Duca della Russia obbligossi a mettere da un lato tutti i divisamenti concetti contra l’Impero, al qual patto ottenne la permissione di rivedere i suoi Stati. Dovette inoltre convenire, perchè la libertà al commercio e alla navigazione venisse restituita; si concedè una misura di biada ad ognuno de’ suoi soldati, nella qual circostanza il numero di ventiduemila misure distribuite nel campo, diè a divedere quanti soldati perduti aveva il duce russo, e quanti ancora gliene rimanevano. Dopo un disastroso viaggio i Russi raggiunsero la foce del Boristene; ma privi di vettovaglie e da avversa stagione tribolati, passarono il verno sul diaccio, e prima di potersi rimettere in cammino, Swatoslao fu sorpreso, ed oppresso dalle confinanti tribù, colle quali i Greci avevano avuta l’accortezza di intavolare utili corrispondenze1. Ben altro di Zimiscè fu il ritorno, che venne accolto nella sua Capitale come l’antica Roma, Camillo e Mario, suoi liberatori, accogliea; il devoto Imperatore però dando laude della sua vittoria alla Madre di Dio, l’Immagine

  1. Il libro De administratione imperii spiega, soprattutto ne’ sette primi capitoli, la condotta politica tenutasi da’ Greci verso i Barbari e specialmente coi Patzinaciti.