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dell'impero romano cap. xliii. 93

tifizio in cui sapeva ridurre il peso senza1 guastare il conio delle monete d’oro. In vece di aspettare che rifiorisse la pace e l’industria, egli impose una grave tassa sopra le sostanze degli Italiani. Nondimeno le sue presenti e future angherie riuscirono meno odiose che il proseguimento di un arbitrario rigore contro le persone e le proprietà di quanti avessero, sotto i Re Goti, avuto parte nell’esazione o nella spesa del pubblico denaro. I sudditi di Giustiniano, che scansavano queste parziali vessazioni, venivano oppressi dall’irregolar peso di mantenere i soldati che Alessandro frodava e disprezzava; ed il furioso correre di costoro in cerca di ricchezze o di viveri, provocava gli abitatori del Paese ad aspettare, od implorare dalle virtù di un Barbaro la loro liberazione. Totila2 era casto e temperante, e di quanti si commisero alla sua fede, od amici o nemici, nessuno rimase ingannato. Il Re Goto pubblicò un bando che fu ben ricevuto dai contadini dell’Italia, col quale imponeva che continuassero nei loro importanti lavori, e vivessero sicuri che pagando essi le tasse ordinarie, egli col suo valore e colla disciplina delle sue truppe li difenderebbe dalle calamità della guerra. Totila attaccò, una dopo l’altra, le città forti, e tosto che si erano arrese alle sue

  1. Siccome il Logoteta Alessandro e la maggior parte de’ suoi colleghi civili e militari erano caduti in disgrazia o in disprezzo, l’Autore degli Aneddoti (c. 4, 5, 18) non adopera colori molto più neri che nell’istoria Gotica (l. III c. 1, 3, 4, 9, 20, 21, ecc.).
  2. Procopio (l. III c. 2, 8 ecc.) rende giustizia ampia e spontanea al merito di Totila. Gli storici Romani, da Sallustio e Tacito in poi, si compiacevano nel dimenticare i vizj dei loro concittadini, riguardando alle virtù dei Barbari.