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dell'impero romano cap. xli. 465

anche superò gli antichi maestri dell’arte militare. La vittoria per mare e per terra seguitò le sue armi. Egli soggiogò l’Affrica, l’Italia e le Isole a quelle addiacenti; condusse via schiavi i successori di Genserico e di Teodorico; empiè Costantinopoli delle spoglie de’ loro Palazzi; e nello spazio di sei anni ricuperò la metà delle Province dell’Impero Occidentale. Nella fama e nel merito, nella ricchezza e nel potere fu senza rivale il primo de’ sudditi Romani: la voce dell’invidia non potè che amplificare la pericolosa importanza di tal uomo; e l’Imperatore dovette applaudire al proprio discernimento nell’avere scoperto ed innalzato il genio di Belisario.

L’uso de’ trionfi Romani era, che si collocasse uno schiavo dietro al cocchio per rammentare al Conquistatore l’instabilità della fortuna, e le debolezze della natura umana. Procopio ne’ suoi Aneddoti, si è addossato, rispetto a Belisario, questo servile ed odioso ufizio. Può il generoso lettore toglier di mezzo la satira; ma resterà l’evidenza de’ fatti attaccata alla sua memoria; e dovrà, sebbene con ripugnanza, confessare, che la fama, ed anche la virtù di Belisario furon macchiate dalla lascivia e crudeltà della sua moglie, e che quest’Eroe meritò un nome, che non dee cader dalla penna d’un decente Istorico. La madre d’Antonina1 era una prostituta di teatro, e tanto il padre che l’avo di essa esercitarono in Tessalonica e

  1. La diligenza dell’Alemanno non potè aggiunger che poco a’ quattro primi e più curiosi capitoli degli Aneddoti. Di questi straordinari aneddoti una parte può esser vera perchè probabile; e l’altra perchè improbabile. Procopio deve aver saputo la prima, e difficilmente potè inventar la seconda.