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dell'impero romano cap. xli. 451

tino, Governator militare di Spoleto e spogliato anche in una Chiesa di due pugnali riccamente intarsiati d’oro e di pietre preziose. Passato che fu il pubblico pericolo, Presidio si lagnò della perdita e dell’ingiuria ricevuta: fu ascoltata la sua querela; ma fu disubbidito all’ordine di restituire dall’orgoglio, e dall’avarizia dell’offensore. Inasprito dalla dilazione Presidio fermò arditamente il cavallo del Generale, mentre passava pel Foro; e col coraggio d’un Cittadino richiese il comun benefizio delle Leggi Romane. Fu impegnato in quest’affare l’onore di Belisario: ei convocò un consiglio; ricercò l’ubbidienza de’ suoi subordinati Ufiziali; e fu provocato da un’insolente risposta a chiamare in fretta l’assistenza delle sue guardie. Costantino, riguardando la loro entrata come un segnale di morte, sfoderò la sua spada, e corse contro il Generale che destramente evitò il colpo, e fu difeso da’ suoi amici; mentre il disperato assassino fu disarmato, tratto in un’altra camera e decapitato, o piuttosto trucidato dalle guardie all’arbitrario comando di Belisario1. In questo precipitoso atto di violenza non fu più rammentato il delitto di Costantino; la disperazione e la morte di quel valoroso Ufiziale segretamente imputaronsi alla vendetta d’Antonina; e ciascheduno de’ suoi colleghi, rimproverandosi la me-

  1. Questo fatto vien riferito nella pubblica Storia (Goth. l. II. c. 8) con candore o cautela: negli Aneddoti (c. 7) con malevolenza o libertà: Marcellino però, o piuttosto il suo Continuatore (in Chron.), getta un’ombra di premeditato assassinio sulla morte di Costantino. Egli aveva fatto buon servizio in Roma, ed in Spoleto (Procop. Goth. L. I c. 7 14). Ma l’Alemanno lo confonde con un Costanziano Comes stabuli.