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dell'impero romano cap. xli. 427

niano ad accettare il loro volontario omaggio, e ad entrare nella Città, di cui si sarebbero aperte le porte per riceverlo. Tosto che Belisario ebbe fortificato le sue nuove conquiste di Napoli e di Cuma, si avanzò per circa venti miglia fino alle rive del Vulturno, contemplò la decaduta grandezza di Capua, e si fermò dove la via Latina si separa dall’Appia. L’opera del Censore, dopo l’uso continuo di nove secoli, tuttavia conservava la sua primitiva bellezza, e neppure, una fessura potea scuoprirsi nelle grandi e levigate pietre, delle quali era quella solida, sebbene stretta via, sì stabilmente composta1. Belisario però preferì la via Latina, che lontana dal mare e dalle paludi continuava per lo spazio di centoventi miglia lungo il piede delle montagne. [A. 556] I suoi nemici erano spariti. Quando egli fece il suo ingresso per la porta Asinaria, la guarnigione partì senz’alcuna molestia per la via Flaminia; e la Città, dopo sessant’anni di servitù, fu liberata dal giogo de’ Barbari. Il solo Leuderi, per un motivo d’orgoglio o di mal contento, non volle accompagnare i fuggitivi; ed il Capitano de’ Goti, ch’era egli medesimo un trofeo della vittoria, fu mandato con le chiavi di Roma al Trono dell’Imperator Giustiniano2.

  1. Bergier (Hist. des grands chemins des Romains T. I p. 221, 228, 440, 444) n’esamina la struttura ed i materiali, mentre Danville (Analyse de l’Italie p. 200, 213) ne determina la situazione geografica.
  2. L’anno 536 della prima ricuperazione di Roma è certo, piuttosto per la serie de’ fatti, che poi testo corrotto o interpolato di Procopio: il mese (di Dicembre) viene assicurato da Evagrio (L. IV c. 19): ed il giorno (10) può ammettersi sulla debole testimonianza di Niceforo Callisto