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dell'impero romano cap. xl. 327

rono diversi rimedi a’ disastri cagionati dalle acque o da’ terremoti; e tanto Cartagine quanto Antiochia, risorgendo dalle proprie rovine, dovevan venerare il nome del grazioso loro Benefattore1. Quasi ogni Santo del Calendario ebbe l’onore d’un tempio; quasi ogni Città dell’Impero ottenne gli stabili vantaggi di ponti, di spedali e di acquedotti; ma la rigida liberalità del Monarca sdegnò di compiacere i suoi sudditi nelle popolari superfluità de’ Bagni e de’ Teatri. Mentre Giustiniano s’affaticava pel pubblico servizio non si dimenticò della propria dignità e del suo comodo. Il Palazzo di Costantinopoli, ch’era stato danneggiato dall’incendio, fu risarcito con nuova magnificenza; e può formarsi qualche idea di tutto l’Edifizio dal vestibulo della sala che, forse per le porte o pel tetto, chiamavasi Chalche, o di bronzo. La cupola d’uno spazioso quadrangolo era sostenuta da colonne massicce; il pavimento e le mura erano incrostate di marmi di più colori, come del Verde smeraldo di Laconia, dell’infiammato rosso, e del bianco Frigio frammischiato di vene d’un color verde mare; e le pitture a mosaico della cupola e delle pareti rappresentavano le glorie de’ trionfi d’Affrica e d’Italia. Sul lido Asiatico poi della Propontide, in una piccola distanza all’Oriente di Calcedonia, stavan preparati il sontuoso Palazzo ed i Giardini d’Erco2 per la dimora estiva

  1. Giustiniano diede una volta quarantacinque centinaia d’oro (180,000 lire Sterline) per la riparazione d’Antiochia dopo il terremoto (Gio. Malala Tom. II pag. 146, 149).
  2. Quanto all’Ereo, Palazzo di Teodora. Vedi Gillio (De Bosphoro Thrac. l. III c. 11.), l’Alemanno (Not. ad