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dell'impero romano cap. xl. 303

i Chinesi, si sarebbero, nelle edizioni del sesto secolo perpetuate le Commedie di Menandro e tutte le Deche di Livio. Una più estesa veduta del Globo avrebbe almeno aumentato i progressi della scienza speculativa; ma la Geografia Cristiana forzatamente si traeva dai testi della Scrittura, e lo studio della natura era il più sicuro sintomo d’uno spirito miscredente. La fede degli Ortodossi limitava il Mondo abitabile ad una zona temperata, e rappresentava la Terra come una superficie bislunga di quattrocento giorni di cammino in lunghezza e di dugento in larghezza, circondata dall’Oceano, e coperta dal solido cristallo del Firmamento1.

IV. I sudditi di Giustiniano erano malcontenti delle circostanze de’ tempi e del Governo. L’Europa era inondata da’ Barbari, e l’Asia da Monaci; la povertà dell’Occidente scoraggiava il commercio e le manifatture d’Oriente; si consumava il prodotto della fatica dagl’inutili Ministri della Chiese, dello Stato e

  1. Cosimo, soprannominato Indicopleuste, o sia il Navigatore Indiano, fece il suo viaggio verso l’anno 522; e fra gli anni 535 e 547 compose in Alessandria la Topografia Cristiana (Montfaucon Praef. c. 1), nella quale confuta la empia opinione, che la terra sia un globo: e Fozio aveva letto quest’Opera (Cod. XXXVI p. 9, 10) che dimostra i pregiudizi d’un Monaco, uniti alla cognizione d’un Mercante: la parte più valutabile di essa fu pubblicata in francese ed in greco da Melchisedec Thevenot (Rélations curieuses P. 1) e dipoi tutta insieme in una splendida Edizione dal P. Montfaucon (Nova collectio Patrum. Paris, 1707 2 Vol. in fol. Tom. II p. 113, 346). Ma l’Editore, ch’era Teologo, arrossirebbe di non avere scoperto in Cosimo la eresia Nestoriana, che si è svelata dal La Croze (Christianisme des Indes Tom. I p. 40, 56).