Pagina:Gibbon - Storia della decadenza e rovina dell'Impero romano VII.djvu/209


dell'impero romano cap. xxxix. 203

l’età di diciotto anni, fu restituito a’ desiderj degli Ostrogoti, che l’Imperatore cercava di guadagnare per mezzo della liberalità e della confidenza. Walamiro era morto in battaglia; Widimiro, fratello minore, aveva condotto in Italia e nella Gallia un’armata di Barbari, e tutta la Nazione riconosceva per Re il padre di Teodorico. I feroci di lui sudditi ammirarono la forza e la statura del giovine loro Principe1: ed ei tosto provò loro, che non avea punto degenerato dal valore de’ suoi Antenati. Alla testa di seimila volontari partì segretamente dal campo, andando in cerca di avventure, discese il Danubio fino a Singiduno o Belgrado, ed in breve tornò da suo padre con le spoglie d’un Re Sarmata, ch’egli aveva vinto ed ucciso. Tali trionfi però non producevano altro che gloria, e gl’invincibili Ostrogoti eran ridotti ad un’estrema angustia per mancanza di vesti e di cibo. Di comun consenso dunque risolvettero d’abbandonare i loro accampamenti Pannonici, e d’avanzarsi arditamente verso le temperate e ricche vicinanze della Corte Bizantina, che già manteneva nell’orgoglio e nel lusso tante altre truppe di Goti ad essa confederati. Dopo d’aver provato con alcuni atti d’ostilità ch’essi potevano esser pericolosi nemici, o almeno molesti, gli Ostrogoti venderono ad un alto prezzo la loro riconciliazione e fe-

    meno de’ Goti contemporanei (Gothic. l. 1 c. 2 p. 311) prevale assai alle vaghe lodi d’Ennodio (Sirmond., Oper. Tom. 1 p. 1596) e di Teofane (Chronograp. p. 112).

  1. Statura est, quae resignet proceritate regnantem (Ennod. p. 1614). Il Vescovo di Pavia (voglio dire quell’Ecclesiastico che desiderava d’esser Vescovo) passa in seguito a celebrar la carnagione, gli occhi, le mani ec. del suo Sovrano.