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dell'impero romano cap. xxix. 35

galere e delle barche da trasporto fece vela in una tempestosa stagione dal porto di Pisa in Toscana, e diresse il suo corso alla piccola isola di Capraia, che avea preso il nome dalle capre salvatiche, che in origine l’abitavano, e delle quali occupavasi allora il posto da nuova colonia di strana e selvaggia apparenza. „Tutta l’isola (dice un ingegnoso viaggiator di quei tempi) è piena o piuttosto contaminata da uomini, che fuggon la luce. Si danno il nome di Monaci o di solitarj, perchè vogliono viver soli senz’alcun testimone delle loro azioni. Temono i doni della fortuna pel timore di perderli; e per paura d’esser miserabili, abbracciano una vita di volontaria miseria. Quanto è assurda la loro scelta, quanto cieco il loro intelletto a temere i mali senza esser capaci di godere i beni dell’umana condizione! O questa malinconica frenesia è l’effetto di una malattia, oppure la coscienza della reità spinge questi infelici ad esercitare contro i propri lor corpi i tormenti, che si danno agli schiavi fuggitivi per mezzo della giustizia1„. Tal era il disprezzo di un Magistrato profano pei Monaci della Capraja, che si venerarono dal pietoso Mascezel come gli eletti servi di Dio2. Alcuni di loro s’indussero per le sue pre-

  1. Claud. Rutil. Numatian. Itiner. l. 439-448. Egli di poi fa menzione (515-526) di un religioso pazzo nell’Isola di Gorgona. Per tali profane osservazioni Rutilio e i suoi seguaci son chiamati dal suo comentatore Batthio rabiosi canes diaboli. Il Tillemont (Mem. Eccl. Tom. XII. p. 42) più tranquillamente osserva, che l’incredulo poeta loda quanto intende di censurare.
  2. Orosio l. VII. c. 36. p. 564. Agostino celebra due di questi Santi dell’Isola delle Capre, Epist. 81. ap. Tillem.