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dell'impero romano cap. xxxii 311

s’era avventurato a predire ch’ell’avrebbe veduto il lungo e favorito regno del glorioso suo figlio1.

I Cattolici applaudirono la giustizia del cielo, che vendicò la persecuzione del Santo Grisostomo; e forse l’Imperatore fu il solo che sinceramente pianse la perdita dell’orgogliosa e rapace Eudossia. Tal domestica disgrazia l’afflisse più profondamente, che le pubbliche calamità dell’Oriente2; che le licenziose scorrerie de’ predatori Isauri dal Ponto alla Palestina, l’impunità de’ quali dimostrava la debolezza del Governo; e che i terremoti, gl’incendi, la carestia e gli sciami di locuste3, cui la popolare malcontentezza era ugualmente disposta ad attribuire all’incapacità del Monarca. Finalmente nel trentesimo primo anno della sua età, dopo un regno (se ci è permesso d’abusar di tal nome) di tredici anni, tre mesi, e quindici giorni, Arcadio spirò nel palazzo di Costantinopoli. Egli è impossibile descrivere il suo carattere; mentre in un tempo molto abbondante d’Istorici materiali non è stato possibile di notare un’azione, che propriamente appartenga al figlio del Gran Teodosio.

  1. Porfirio di Gaza. Il suo zelo fu esaltato dall’ordine che avea ottenuto di distruggere otto templi pagani di quella città. Vedi le curiose particolarità della sua vita (Baronio A. D. 401, num. 17-51) originalmente scritte in Greco, o forse in Siriaco da un monaco, suo diacono favorito.
  2. Filostorg. l. XI. c. 8 e Gotofredo Dissert. p. 457.
  3. Girolamo descrive (Tom. VI. p. 73, 76) con vivaci colori la regolare e distruttiva marcia delle locuste, che formavano sulla Palestina un’oscura nuvola fra il cielo e la terra. Furono poi disperse da opportuni venti parte nel Mar Morto, e parte nel Mediterraneo.