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dell'impero romano cap. xxvi. 267

sua sincera amicizia per la nazione dei Goti1. Si oppose poi una maniera diversa di difesa o d’apologia alle querele del popolo, che altamente censurava tali vergognose e pericolose concessioni2. Si dipinsero coi più vivi colori le calamità della guerra; e diligentemente s’esagerarono i primi sintomi della restaurazione del buon ordine, dell’abbondanza e della sicurezza. Gli avvocati di Teodosio affermar potevano con qualche apparenza di verità e di ragione, che era impossibile d’estirpare tante bellicose tribù, ridotte alla disperazione per la perdita del nativo loro paese; e che l’esauste Province sarebbero tornate a vita, mediante un fresco sussidio di soldati e di agricoltori. I Barbari serbavano sempre un acerbo ed ostile aspetto; ma la esperienza del passato poteva animar la speranza, che avrebbero acquistato in seguito l’abitudine dell’industria e dell’obbedienza; che si sarebbero inciviliti i loro costumi mercè del tempo, dell’educazione e della forza del Cristianesimo; e che la loro posterità si sarebbe appoco appoco fusa nel gran Corpo del popolo Romano3.

  1. Amator pacis generisque Gothorum. Questa è la lode, che gli dà l’Istorico Goto (c. XXIX), che rappresenta la sua nazione come composta di uomini pacifici, lenti alla collera, e pazienti delle ingiurie. Secondo T. Livio, i Romani non conquistarono il Mondo che per difendersi.
  2. Oltre le parziali invettive di Zosimo (sempre malcontento dei Principi Cristiani) vedansi le gravi rappresentanze, che Sinesio indrizza all’Imperatore Arcadio (de Regno p. 25. 26. Edit. Petav). Il filosofo Vescovo di Cirene era vicino abbastanza per giudicare, ed abbastanza lontano per non esser tentato dal timore e dall’adulazione.
  3. Temistio (Orat. XVI. p. 211. 212) compose un’ela-