Pagina:Gibbon - Storia della decadenza e rovina dell'Impero romano V.djvu/235


dell'impero romano cap. xxvi. 231

timida prudenza o della fedeltà nazionale. Ogni foresta, ogni villaggio somministrò una truppa di forti avventurieri, e la grand’armata degli Alemanni, che al suo avvicinarsi fu dal timore del popolo considerata di quarantamila soldati, venne in seguito amplificata sino a settantamila dalla vana e credula adulazione della Corte Imperiale. Le legioni, alle quali si era ordinato di marciare nella Pannonia, furono immediatamente richiamate o ritenute per la difesa della Gallia; il comando militare fu diviso fra Nanieno e Mellobaude; e sebbene il giovane Imperatore rispettasse la lunga esperienza e la sobria saviezza del primo, era però più inclinato ad ammirare e seguire il marziale ardore del suo compagno, al quale si permetteva di riunire in se gl’incompatibili caratteri di Conte dei domestici e di Re dei Franchi. Priario, Re degli Alemanni, rivale di lui, era guidato o piuttosto spinto dall’istesso ostinato valore; e poichè le loro truppe erano animate dallo spirito dei condottieri, s’incontrarono, si videro e s’attaccarono fra loro vicino alla città d’Argentaria o Colmar1 nelle pianure dell’Alsazia. Fu giustamente attribuita la gloria di tal giornata alle armi da lanciare ed alle ben eseguite evoluzioni dei soldati Romani: gli Alemanni, che lungamente si mantennero saldi, furono trucidati con instancabil furore; soli cinquemila Barbari si rifuggiaron nei boschi e nelle montagne: e la morte glo-

  1. Viene esattamente determinato il campo di battaglia, Argentaria o Argentovaria, dal Danville (Not. de l’anc. Gaul. p. 96. 99) a ventitre leghe Galliche o a miglia trentaquattro e mezzo Romane al Sud di Strasburgo. Dalle sue rovine è sorta la vicina città di Colmar.