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dell'impero romano cap. xxvi. 227

fama nelle armi; ma furono oppresse dall’irresistibile peso della moltitudine dei nemici; fu posta in disordine l’ala sinistra dei Romani, ed i loro corpi, tagliati a pezzi, restarono sparsi nel campo. Questa particolare disfatta, per altro, fu bilanciata da un particolar successo; e quando i due eserciti ad un’ora tarda della sera si ritirarono ai respettivi lor campi, niuno di loro potè vantare gli onori o gli effetti di una decisiva vittoria. La perdita reale fu più sensibile pe’ Romani a cagione della piccolezza del loro numero; ma i Goti restarono tanto confusi e sconcertati per questa vigorosa e forse inaspettata resistenza, che rimasero sette giorni dentro le loro fortificazioni. Ad alcuni uffiziali di grado distinto furono piamente fatte quelle ceremonie funebri, che permettevan le circostanze del tempo e del luogo; ma l’indistinto volgo fu lasciato insepolto sul campo. Ne fu avidamente divorata la carne dagli uccelli di rapina, che in quel tempo godevano di molto frequenti e deliziosi pasti, e molti anni dopo le bianche o nude ossa, che cuoprivano l’ampia estensione dei campi, presentarono agli occhi d’Ammiano un terribile monumento della battaglia di Salice1. S’era interrotto il progresso dei Goti dal dubbioso evento di questa sanguinosa giornata; ed i Generali

  1. Indicant nunc usque albentes ossibus campi: Ammiano XXXI. 7. Potè l’Istorico aver veduto quelle terre in qualità o di soldato o di viaggiatore. Ma la sua modestia ha soppresso le avventure della propria vita posteriori alle guerre Persiane di Costanzo e di Giuliano. Non sappiamo in qual tempo egli abbandonasse la milizia e si ritirasse a Roma, dove pare che abbia composto l’Istoria de’ suoi Tempi.