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dell'impero romano cap. xxvi. 191

vasti deserti; ma dal quarantesimo grado, che tocca la muraglia della China, possiamo sicuramente avanzarci verso il Norte più di mille miglia, fintantochè non siamo arrestati dall’eccessivo freddo della Siberia. In quell’orrido clima, in vece della vivace pittura d’un campo Tartaro, il fumo ch’esce fuori dalla terra o piuttosto dalla neve, scuopre le sotterranee abitazioni de’ Tongusi e de’ Samojedi; alla mancanza de’ cavalli e de’ bovi viene imperfettamente supplito dall’uso de’ rangiferi e di grossi cani; ed i conquistatori della terra vanno insensibilmente degenerando in una razza di deformi e piccoli selvaggi, che tremano al suon delle armi1.

Gli Unni, che nel regno di Valente minacciarono l’Impero di Roma, in un tempo molto anteriore si erano renduti formidabili a quel della China2. La loro antica e forse original sede era un esteso, quantunque arido e nudo tratto di paese al Norte, immediatamente dopo la gran muraglia. Il luogo di essi è presentemente occupato da quarantanove Orde o compagnie de’ Mongussi, nazione pastorale composta di circa dugentomila famiglie3. Ma il valore degli Unni estese gli angusti limiti de’ loro Stati, ed i rozzi lor Capi, che presero il nome di Tangiù, appoco appoco

  1. Vedi l’Istor. gener. de’ Viaggi Tom. XVIII. e l’Istoria Genealogica vol. II. p. 620-664.
  2. Il Guignes (Tom. II. p. 1-124) ha fatto l’istoria originale degli antichi Hiong-nou o Unni. La geografia Chinese del lor territorio, (Tom. I. Part. II. p. LV. LXIII) par che contenga una parte delle loro conquiste.
  3. Vedasi appresso Duhalde (Tom. IV. p. 28-65) una circostanziata descrizione con una corretta carta del paese de’ Mongussi.