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dell'impero romano cap. xviii. 339

ceremonia del ventesimo anno del regno di Costantino; e l’Imperatore a tal effetto trasferì la Corte da Nicomedia a Roma, dove s’eran fatti pel suo ricevimento i più splendidi preparativi. Ogni occhio ed ogni lingua affettava d’esprimere un sentimento di generale felicità, e per un tempo il velo della solennità e della dissimulazione servì a cuoprire i più cupi disegni di vendetta e di morte1. Nel più bel della festa l’infelice Crispo fu arrestato per ordine dell’Imperatore, che si spogliò della tenerezza di un padre senza prendere l’equità di un giudice. L’esame fu breve e privato2; e poichè fu stimato conveniente di togliere agli occhi del popolo Romano la morte del Principe, sotto forte custodia fu mandato a Pola nell’Istria, dove poco dopo fu privato di vita, o per mano del carnefice o per la più mite operazione del veleno3. Nella

    bassi acrostici, da Scaligero ad Euseb. p. 250. da Tillemont Tom. IV. p. 607 e dal Fabricio Bibl. Latin. l. IV. c. 1.

  1. Zosim. l. II. 103. Gotofred. Chronolog. leg. pag. 28.
  2. Άκριτως senza processo è la forte e più probabilmente giusta espressione di Svida. Vittore il Vecchio, che scrisse nel regno seguente, dice con conveniente cautela: natu grandior incertum qua, causa patris judicio occidisset. Se noi consultiamo gli scrittori posteriori, come Eutropio, Vittore il Giovane, Orosio, Girolamo, Zosimo, Filostorgio e Gregorio di Tours, sembra che la cognizione, che hanno di questo fatto, vada a grado a grado crescendo a misura che dovevan diminuire i mezzi d’esserne informati: circostanza, che frequentemente s’incontra nelle istoriche ricerche.
  3. Ammiano (l. XIV. c. II) adopera l’espression generale peremptum. Codino (p. 34) dice, che il Principe fu decapitato; ma Sidonio Apollinare (Epist. V. 8), forse per fare un’antitesi al bagno caldo di Fausta, vuol piuttosto che gli fosse dato un sorso di freddo veleno.