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dell'impero romano cap. xii. 75

stenere un sì strano aspetto ed infernale. Gli occhi sono i primi di tutti i sensi ad esser vinti in battaglia1.„ Pure le armi e la disciplina dei Romani facilmente sconfissero quegli orridi spettri. I Ligj furon disfatti in un generale combattimento, e Sennone, il più rinomato dei loro capi, cadde vivo nelle mani di Probo. Questo prudente Imperatore non volendo ridurre un popolo coraggioso alla disperazione, gli accordò una capitolazione onorevole, e gli permise di ritornar sicuramente al suo nativo paese. Ma le perdite, che i Ligj soffersero nella marcia, nella battaglia e nella ritirata abbatterono il potere della nazione; nè il nome loro si trova più ripetuto nella storia della Germania o dell’Impero. Si racconta che la liberazione della Gallia costasse la vita a quattrocentomila degl’invasori; impresa faticosa per li Romani, e dispendiosa per l’Imperatore, che donò una moneta d’oro per ogni Barbaro ucciso2. Ma siccome la fama de’ guerrieri si fabbrica sopra la distruzione dell’uman genere, si può naturalmente sospettare che quel sì sanguinoso calcolo fosse moltiplicato dall’avarizia dei soldati, ed accettato senza alcun severo esame dalla liberale vanità di Probo.

Dopo la spedizione di Massimino, i Generali Romani aveano limitata la loro ambizione ad una guerra difensiva contro le nazioni della Germania, che perpetuamente tribolavano le frontiere dell’Impero. Il più ardito Probo proseguì le sue vittorie, passò il Reno, e portò le sue invincibili aquile sulle rive dell’Elba e del Necker. Era egli pienamente convinto, che niente poteva indurre l’animo dei Barbari alla pace, se non

  1. Tacit. Germania (c. 43.).
  2. Vopisco nella Stor. Aug. p. 238.