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dell'impero romano cap. xv. 281

tutta la premura di assicurar l’esistenza di questo millenario periodo da una serie di Padri, incominciando da Giustino martire1 e da Ireneo, che conversarono cogl’immediati discepoli degli Apostoli, fino a Lattanzio, che fu maestro del figliuolo di Costantino2. Sostengono tutti, e descrivono tal sistema come ricevuto dal consenso generale de’ Cristiani de’ loro tempi; e sembra così bene adattato a’ desiderj ed alle apprensioni degli uomini, che deve in grandissima parte aver contribuito ai progressi della fede Cristiana. Ma quando l’edifizio della Chiesa fu quasi al termine, si tolse di mezzo il sostegno ch’era servito un tempo per comodo della fabbrica. La dottrina dal regno di Cristo sopra la terra s’incominciò a risguardare come una profonda allegoria, quindi a grado a grado come una dubbiosa ed inutile opinione, e finalmente fu rigettata come un’assurda invenzione dell’eresia e del fanatismo3.

    terpretazione d’Isaia, di Daniele, e dell’Apocalisse. Può trovarsene una delle più grossolane immagini appresso Ireneo (l. V. p. 455) discepolo di Papia, che aveva veduto l’Apostolo S. Giovanni.

  1. La testimonianza di Giustino, e la fede con cui egli ed i suoi fratelli ortodossi credevano alla dottrina del Millenio si chiariscono nel modo più lucido o solenne (Dial. cum Tryph. Jud. p. 177, 178 ed. Benedit.). Se nel principio di quest’importante passaggio si scopre qualche cosa che sembra incoerente, noi possiamo accusarne, come più ci piacerà, o l’autore, o il suo traduttore.
  2. Vedi il secondo Dialogo di Giustino con Trifone, ed il libro settimo di Lattanzio. Poichè il fatto è fuor di dubbio, non è necessario enumerare tutti i Padri di mezzo. Il lettore curioso può consultare Daille de Usu Patrum, (l. II, c. 4)
  3. Dupin (Biblioth. Eccles. Tom. I. p. 223. Tom. II. p. 366) e Mosemio (p. 720) quantunque l’ultimo di questi dotti Teologi non sia totalmente ingenuo in quest’occasione.