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dell'impero romano cap. x. 393

città di Calcedonia, di armi e di ricchezze la più copiosamente provvista. Mentre dubitavano i Goti se preferir dovessero, il mare alla terra, l’Europa all’Asia, per teatro delle loro ostilità, un perfido fuggitivo indicò Nicomedia, già capitale dei Re della Bitinia, come ricca e facil conquista. Guidò egli la marcia, che fu di sole sessanta miglia dal campo di Calcedonia, diresse l’irresistibile assalto1, e a parte fu del bottino; giacchè aveano i Goti acquistata bastante politica per ricompensare un traditore, che detestavano. Nice, Prusa, Apamea, Cio, città emule un tempo, o imitatrici dello splendore di Nicomedia, furono involte nella stessa calamità, che in poche settimane infierì senza contrasto alcuno in tutta la provincia della Bitinia. Trecento anni di pace, goduti dai molli abitatori dell’Asia, avevano abolito l’esercizio delle armi, ed allontanato il timor del pericolo. Si lasciavano cadere le antiche mura, e tutta l’entrata delle più opulenti città si riservava per la costruzione dei Bagni, dei Tempi, e dei Teatri2.

Quando la città di Cizico resistè a’ più grandi sforzi di Mitridate3, si distingueva per le savie sue leggi, per una forza navale di dugento galere, e per tre arsenali d’armi, di macchine militari, e di grano4. Era essa tuttavia la sede dell’opulenza e del lusso; ma niente più le restava dell’antica sua forza che la situazione in una piccola isola della Propontide, unita

  1. Itiner. Hierosolym. 572. Vesseling.
  2. Zosim. lib. I, p. 32, 33.
  3. Egli assediò la città con 400 galere, 150000 pedoni, e con numerosa cavalleria. Vedi Plutarco in Lucul. Appian. in Mitrid. Cicerone pro lege Manilia c. 8.
  4. Strabone l. XII p. 573.