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dell'impero romano cap. x. 389

resto de’ suoi dominj cadde poi sotto il peso dell’armi romane. Al tempo di Augusto1 erano i Re del Bosforo umili, ma non inutili alleati dell’Impero. Coi doni, colle armi, e con una debole fortificazione fatta a traverso dell’Istmo, essi effettivamente difendeano contro gli erranti devastatori della Sarmazia l’accesso di un paese, che per la sua particolar situazione, e per gli adattati suoi porti comandava al mare Eusino ed all’Asia minore2. Finchè ne resse lo scettro una continuata linea di Regi, essi sostennero con vigilanza e buon successo l’importante lor peso. Le domestiche fazioni ed i timori, o il privato interesse di oscuri usurpatori, che s’impadronirono del trono vacante, ammisero i Goti nel centro del Bosforo. Coll’acquisto di una superflua estensione di fertile terreno, ottennero i vincitori il comando di una forza navale, bastante a trasportare i loro eserciti sulla costa dell’Asia3. I vascelli che usavansi nella navigazione dell’Eusino, erano di una costruzione molto singolare. Erano leggiere barche col fondo piano, fatte solamente di legno senza alcuna mescolanza di ferro, e ad ogni apparenza di tempesta coprivansi con un tetto inclinato4. In queste galleggianti case, i Goti sconsideratamente si affidarono alla discrezione di un mare sconosciuto, sotto

  1. Fu soggiogato dalle armi di Agrippa. Orosio VI, 21. Eutropio VII, 9. I Romani una volta s’innoltrarono dentro, a tre giornate di marcia dal Tanai. Tacit. Annal. XII 17.
  2. Vedi il Toxaris di Luciano, se diamo fede alla sincerità, ed alla virtù dello Scita, che riferisce una gran guerra della sua nazione contro i Re del Bosforo.
  3. Zosimo. l. I. p. 28.
  4. Strabone, l. XI. Tacito, Stor. III. 47. Si nominavano Camarae.