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dell'impero romano cap. x. 387

rali vezzi di una rozza beltà fissassero in quella Principessa gli affetti dell’incostante Imperatore, ed i legami della politica furono più saldamente connessi da quei dell’amore. Ma il superbo pregiudizio di Roma negò sempre il nome di matrimonio alla profana unione di un cittadino con una Barbara; e infamò la Principessa germana coll’obbrobrioso titolo di concubina di Gallieno1.

III. Noi abbiamo di già tracciato i Goti nelle loro emigrazioni dalla Scandinavia, o almen dalla Prussia alla foce del Boristene, e seguitate le vittoriose loro armi dal Boristene al Danubio. Sotto i regni di Valeriano e di Gallieno la frontiera dell’ultimo di questi fiumi fu perpetuamente infestata dalle irruzioni dei Germani, o dei Sarmati; ma fu dai Romani difesa con insolita fermezza e fortuna. Lo province, ch’erano il teatro della guerra, fornivano agli eserciti romani un inesauribil rinforzo di coraggiosi soldati; e più d’uno di quegl’illirici contadini arrivò al grado di Generale, e ne spiegò la perizia. Benchè alcune turme volanti di Barbari, che scorrevano continuamente sulle rive del Danubio, penetrassero talvolta sino ai confini dell’Italia e della Macedonia, era però ordinariamente dai Generali imperiali o arrestato il loro progresso, o intercetto il loro ritorno2. Ma il gran torrente delle gotiche ostilità fu divertito in un canale molto differente. I Goti, nel nuovo loro stabilimento nell’Ucrania. divennero presto padroni della costa settentrionale dell’Eusino. Al mezzogiorno di quel mare interno erano

  1. Vedi Tillemont Stor. degl’Imperat. tom. 3 pag. 398, ec.
  2. Vedi le vite di Claudio, Aureliano e Probo nella Storia Augusta.