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dell'impero romano cap. viii. 313

sotto il comando di Alessandro medesimo, sostenesse i loro assalti facendo un’invasione nel centro del Regno. Ma l’inesperto giovane, sedotto dai consigli della madre, e forse dai suoi timori, abbandonò quei coraggiosi soldati, e il bel prospetto della vittoria; e dopo aver consumato nella Mesopotamia un’estate in un ozio inglorioso, ricondusse ad Antiochia un’armata diminuita dalle malattie, ed irritata dal cattivo successo. La condotta di Artaserse era stata ben differente. Correndo rapidamente dai monti della Media alle paludi dell’Eufrate, si era da per tutto opposto in persona agl’invasori; e nell’una e nell’altra fortuna aveva unito alla più saggia condotta a la più intrepida risolutezza. Ma in diversi ostinati conflitti contro le legioni veterane di Roma, il Monarca persiano avea perduto il fiore delle sue truppe. Le sue vittorie medesime ne avevano indebolite le le forze. In vano si presentarono alla sua ambizione le favorevoli occasioni dell’assenza di Alessandro, e della confusione, che succedè alla morte di quell’Imperatore. In vece di scacciare i Romani (com’ei pretendeva) dal continente dell’Asia, non gli fu possibile di togliere dalle loro mani la piccola provincia della Mesopotamia1.

[A. D. 240] Il Regno di Artaserse, che durò solamente 14 anni dopo l’ultima disfatta dei Parti, è un’epoca memorabile nella Storia orientale, e ancora nella romana. Sembra che il carattere di lui abbia avuto quell’espressione ardita ed imperiosa, che distingue generalmente i conquistatori degli eredi di un Impe-

  1. Per il ragguaglio di questa guerra, vedi Erodiano (l. VI p. 209, 212.) Gli antichi abbreviatori, ed i compilatori moderni hanno ciecamente seguitata la Storia Augusta.