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dell'impero romano cap. viii. 295

rispettabili per la loro scienza e pietà. Erdavirabo, uno di essi, prelato giovane, e tenuto per santo, ricevè dalle mani dei suoi fratelli tre tazze di vino soporifero, e bevutolo, subito cadde in un sonno lungo e profondo. Svegliato appena, raccontò al Re ed alla credula moltitudine il suo viaggio al Cielo, e le sue intime conferenze con la divinità. Ogni dubbio fu quietato con questa soprannaturale testimonianza, e gli articoli della fede di Zoroastro vennero determinati con eguale autorità e precisione1. Un breve quadro di quel famoso sistema sarà utile non solo per conoscere il carattere dei Persiani, ma ancora per ischiarire molte delle loro azioni le più importanti in pace ed in guerra con l’Impero romano2.

Il grande e fondamentale articolo del sistema era la celebre dottrina dei due principj; ardito e irragionevole sforzo della filosofia Orientale per conciliare l’esistenza del male fisico e morale, con gli attributi di un benefico Creatore e Rettore dell’Universo. L’Ente primo e originale, nel quale, o per il quale l’Universo esiste, è nominato negli scritti di Zoroastro Tempo senza limiti; ma conviene confessare, che questa sostanza infinita sembra piuttosto un’astrazione metafisica della mente, che un oggetto reale dotato della cognizione di se stesso, o ricolmo di perfezioni mo-

  1. Hyde. De Relig. vet. Persar. c. 21.
  2. Io ho tratto questo ragguaglio principalmente dal Zendavesta del Sig. d’Anquetil, e dal Sadder annesso al trattato di Hyde. Conviene confessare per altro, che la studiata oscurità di un Profeta, lo stile figurato degli Orientali, e l’alterazione di una traduzione francese o latina, possono avermi indotto in qualche errore od in qualche eresia nel fare il compendio della teologia persiana.