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recchi anni, quando racconterete ai vostri figliuoli quello che avete fatto per la patria, direte: «Io fui nel Trentino, io fui sul Carso ecc.» Qui la compiacenza si fa anche più viva. E qualcuno comincia già, timidamente, a raccontare... Allora si smette, e conduciamo grandi e piccini nella soprastante terrazza, dalla quale si scorge l’anfiteatro delle Prealpi, con lo sfondo delle dolomiti cadorine, dall’Altipiano d’Asiago agli ultimi contrafforti della Carnia...


Li 8. ― Serata triste. Dall’ala di contumacia, nella quale erano rimasti i meno gravi, sgombero di due sale per far posto ad altri, annunziati per domani, sgombero ordinato due ore prima.

Chi è già tornato a letto, chi non ha ancora riavuto tutta la propria roba (molti erano arrivati in cattivo arnese) a chi manca il cappotto, a chi i pantaloni, a chi le scarpe, a chi le fascie. E’ una confusione di domande alla povera suor Speranza disperata, un chiamare insistente della signorina incaricata del controllo, uno smettere e ricominciare l’appello.

E mentre i più lesti scendono, andiamo vestendo, seduti sui letti, quelli che non si reggono. Uno deve rimanere disteso.... Egli mi dice, con un sorriso malinconico e bonario: «Signorina, la vestizione dei morti». — «No no, la vestizione dei vivi. Ci scriverà non è vero? e buone notizie». Allora, scambio d’indirizzi, che si moltiplicano attraverso le sale, coi saluti e gli auguri, e i ringraziamenti, e le scuse, e i rimpianti.

Alcuni son contenti d’andarsene, perchè sperano di