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passare per i monti, non avrebbero potuto passare per i difensori. Ora, continuando energicamente la nostra offensiva, speriamo farla finita con questi Re degli impiccati».

Un altro dice: «... Benchè lontano non potrò mai dimenticare quelle care persone che si prestarono per mio conto in quei tempi e mi usavano molte gentilezze, che nemmeno meritavo, e confortarmi nei giorni lunghi e dolenti dove mi trovavo solo come una pecorella smarrita in mezzo alla campagna».

Un altro: «Quando il ferito si trova alquanto scoraggiato, eccoci pronta una signorina che con affabili parole cercava tutto il modo possibile che il loro cuore dettava, dandoci speranza e coraggio, cosa che per noi feriti è di molto sollievo.

«Dunque lascio pensare a Lei quando mi trovai in questo Ospitale, in mezzo a tanta gente estranea... Lei che rifiuta ogni elogio dichiarandosi di essere in suo dovere d’infermiera di far ciò».

Un alpino: «Gli giuro, Signorina, che finchè avrò un’ora di mia vita, il mio pensiero sarà sempre rivolto su di lei che mi amò per amor di fratellanza». Lo stesso annuncia di essere stato promosso caporale per merito di guerra, in un assalto alla baionetta.

Poi c’è un biglietto, scritto ad uso di epigrafe, che la destinataria trovò a capodanno nel suo cappello:

«Gentil Signorina — Noi tutti raccolti avemo — inalzatto una prece — Al Signore Iddio, aciochè — ascolti benignamente — le sue Preghiere — assegnandoci suoi devotissimi

Sala N. 10.