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rlo — poi, gradatamente, col tempo, riusciremo a tutto. Pensa al tuo avvenire, al mio... alla felicità che ci aspetta. Vederci ogni giorno! trovarci assieme!... Rodolfo!... Noi stabiliremo l'ufficio del giornale in un grande magazzeno attiguo al negozio della ceralacca... Mio Dio!.. È questo un sogno? È questa una realtà?... Tutto dipende da te... Rodolfo... Io dubito ancora che quanto mi andavi dicendo sulle difficoltà di istituire un giornale in Milano non fosse che un pretesto per andartene... Se un tal dubbio si cangiasse in certezza, io morirei di dolore — Rodolfo! io ti amo sempre... Dopo domani... a otto ore del mattino... siamo intesi! Io ti aspetto colla morte nel cuore...

                                                        La tua C...»

La lettera fu suggellata con ceralacca color di rosa, e quindi spedita immediatamente al domicilio di Rodolfo Barcheggia, per mezzo di Silvestro, garzone di bottega e segretario intimo della signora.


IV.

Rodolfo Barcheggia è un letterato come ce ne hanno mille in Italia, ma si distingue dalla maggioranza per una certa floridezza di volto, per una certa energia muscolare, che è privilegio rarissimo negli individui della sua specie. — I letterati, in Italia, e segnatamente a Milano, sono magri e brutti.

Ha venticinque anni — capigliatura folta e assai bene acconciata — naso pronunziatissimo e un bel paio di mustacchi. Venne a Milano in sul finire del 1863 — come tanti altri — per vendere letteratura e far debiti. — Fu ammesso alla collaborazione di parecchi giornali politici. Sventuratamente, erano giornali mal predestinati; quello che ebbe più lunga vita durò una settimana. Dopo tali esperienze, era ben naturale che il nostro Rodolfo prendesse in avversione una città sì poco favorevole ai suoi prodotti letterari. Nelle intermittenze frequentissime della sua carriera giornalistica, il Barcheggia si atteggiava a martire, fremeva, inveiva nei caffè e nelle trattorie contr