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assemblea, assisi in atteggiamento grave attorno ad un tavolo coperto di nero tappeto. Il presidente si levò in piedi, diè una scossa al campanello e parlò nel generale silenzio:

«Io vi ammonisco, o cittadini, che le sorti del nostro partito, l’avvenire della umanità, il coronamento del benessere pubblico al quale mirarono sempre i nostri studii e le opere nostre, dipendono dal presente comizio. Aspettatevi delle grandi sorprese; preparatevi gli orecchi e la mente a rivelazioni inaudite. Le indiscrezioni della stampa vi hanno prevenuti, ma ciò che qui vedrete, ciò che udrete fra pochi istanti, sorpasserà ogni esigenza della vostra aspettativa. Non è il caso di ripigliare le viete questioni, sulle quali tutti gli argomenti vennero già esauriti. Oggimai i criterii fondamentali sono stabiliti; ulteriori ciance a nulla approderebbero. Noi ci troviamo in presenza di un grande mistero; dobbiamo constatare un fatto nuovo, quasi inverosimile, ed avvisare al miglior partito che da noi si possa trarne a benefizio dell’umanità e ad onore dei nostri principii. I dilettanti di rettorica inutile si tengano per questa volta in disparte; l’avvenimento che qui vedranno compiersi porgerà ad essi materia di cicalare per dieci anni.

Ciò detto, il Presidente si volse ad uno dei volonterosi di cappa magna e gli ordinò di introdurre il Venerando Fabbristol.

L’apparizione del nuovo personaggio fu salutata da triplice acclamazione.

Il Venerando si avanzò fino al proscenio, sedette sopra il tripode di onore, e con voce sonora espose la seguente relazione:

— Io mi chiamo Arnaldo Fabbristol; ho fatto da parecchi anni adesione al vangelo dei naturalisti, e, grazie alle circostanze che ora sto per esporvi, venni dal Con-