Pagina:Ghislanzoni - Abrakadabra, Milano, Brigola, 1884.djvu/130


— 128 —


una ragazza abbia fatto la sua prima corsa in pallone, domando io chi può fermarla!

Il Gran Proposto si fece pallido in viso.

L’altro, che già cominciava a comprendere il segreto del suo turbamento, riprese, nel sembiante e nelle parole, il suo fare più ingenuo.

— Il vostro esordio, onorevolissimo Gran Proposto, mi darebbe a credere che voi pure abbiate dei gravi dispiaceri nella vostra famiglia privata.

— Tanto gravi, che quelli della famiglia pubblica, e sono pure ingentissimi, al paragone mi sembrano inezie.

— Se ciò è, mi spiace, onorevolissimo Gran Proposto, che io non sarò in grado di giovarvi come avrei desiderato.

— Al contrario... Non solamente voi siete in grado di prestarmi aiuto, ma fuori di voi, non avvi persona al mondo sulla quale io possa contare nel terribile frangente in cui mi trovo.

Il furbo Torresani sapeva già tutto, ma proseguiva a fare l’attonito.

— Voi... senza dubbio... avrete letto i giornali di ieri sera — disse il Gran Proposto con un largo sospiro — voi saprete la notizia pubblicata dal Figaro, organo uffiziale dei matrimoni, la notizia... che oggi corre sulle labbra di tutti...

— Ah!... To!... Veh!... La gran testa d’oca ch’io sono...! E dire che io mi era già scordato... Vedete se la politica ci rende imbecilli...! Perdonate se io non mi sono affrettato a rivolgervi le mie congratulazioni.

— Grazie, onorevole collega!... Grazie! Non è il caso di farmi delle congratulazioni, ma piuttosto di condolervi...

— Che?... vediamo un poco se ci intendiamo! — proseguì il Torresani abbandonandosi ad una loquacità che