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50 LA GERUSALEMME

LVI.


     L’onta irrita lo sdegno alla vendetta:
E la vendetta poi l’onta rinnova:
Onde sempre al ferir, sempre alla fretta
444Stimol novo s’aggiunge, e cagion nova.
D’or in or più si mesce, e più ristretta
Si fa la pugna, e spada oprar non giova:
Dansi co’ pomi, e, infelloniti e crudi,
448Cozzan con gli elmi insieme e con gli scudi.

LVII.


     Tre volte il Cavalier la donna stringe
Con le robuste braccia: ed altrettante
Da que’ nodi tenaci ella si scinge;
452Nodi di fier nemico, e non d’amante.
Tornano al ferro: e l’uno e l’altro il tinge
Con molte piaghe, e stanco ed anelante
E questi e quegli alfin pur si ritira,
456E dopo lungo faticar respira.

LVIII.


     L’un l’altro guarda, e del suo corpo esangue
Sul pomo della spada appoggia il peso.
Già dell’ultima stella il raggio langue
460Al primo albór ch’è in Oriente acceso.
Vede Tancredi in maggior copia il sangue
Del suo nemico, e sè non tanto offeso.
Ne gode, e superbisce. Oh nostra folle
464Mente, ch’ogni aura di fortuna estolle!