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CANTO VIGESIMO. 333

CXXXI.


     O sempre, e quando parti e quando torni
Egualmente crudele, or chi ti guida?
Gran maraviglia che ’l morir distorni,
1044E di vita cagion sia l’omicida.
Tu di salvarmi cerchi? a quali scorni,
A quali pene è riservata Armida?
Conosco l’arti del fellone ignote;
1048Ma ben può nulla, chi morir non puote.

CXXXII.


     Certo è scemo il tuo onor, se non s’addita
Incatenata al tuo trionfo innanti
Femmina or presa a forza, e pria tradita.
1052Quest’è ’l maggior de’ titoli, e de’ vanti.
Tempo fu ch’io ti chiesi e pace, e vita:
Dolce or saria con morte uscir di pianti;
Ma non la chiedo a te; chè non è cosa
1056Ch’essendo dono tuo, non mi sia odiosa.

CXXXIII.


     Per me stessa, crudel, spero sottrarmi
Alla tua feritade in alcun modo.
E se all’incatenata il tosco e l’armi
1060Pur mancheranno, e i precipizj, e ’l nodo:
Veggio sicure vie, che tu vietarmi
Il morir non potresti: e ’l Ciel ne lodo.
Cessa omai da’ tuoi vezzi. Ah par ch’ei finga:
1064Deh come le speranze egre lusinga!