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204 LA GERUSALEMME

XCII.


     Della matura età pregj men degni
Non fiano stabilir pace e quiete:
Mantener sue Città, fra l’arme e i regni
732Di possenti vicin, tranquille e chete:
Nutrire e fecondar l’arti e gl’ingegni,
Celebrar giochi illustri, e pompe liete:
Librar con giusta lance e pene e premj,
736Mirar da lunge, e preveder gli estremi.

XCIII.


     Oh s’avvenisse mai che contra gli empj,
Che tutte infesteran le terre e i mari,
E della pace, in quei miseri tempi,
740Daran le leggi ai popoli più chiari,
Duce sen gisse a vendicare i tempj
Da lor distrutti, e i violati altari;
Qual’ei giusta faria grave vendetta
744Sul gran Tiranno, e sull’iniqua setta!

XCIV.


     Indarno a lui con mille schiere armate
Quinci il Turco opporriasi, e quindi il Mauro;
Ch’egli portar potrebbe oltre l’Eufrate,
748Ed oltre i gioghi del nevoso Tauro,
Ed oltre i regni ov’è perpetua state,
La Croce, e ’l bianco augello, e i giglj d’auro:
E, per battesmo delle nere fronti,
752Del gran Nilo scoprir le ignote fonti.