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CANTO NONO. 301

LXXXIX.


     Mille Turchi avea quì che di loriche,
E d’elmetti, e di scudi eran coperti,
Indomiti di corpo alle fatiche,
708Di spirto audaci, e in tutti i casi esperti:
E furon già delle milizie antiche
Di Solimano, e seco ne’ deserti
Seguir d’Arabia i suo’ errori infelici,
712Nelle fortune avverse ancora amici.

XC.


     Questi ristretti insieme in ordin folto
Poco cedeano o nulla al valor Franco.
In questi urtò Goffredo, e ferì il volto
716Al fier Corcutte, ed a Rosteno il fianco:
A Selin dalle spalle il capo ha sciolto:
Tronco a Rosseno il destro braccio e ’l manco.
Nè già soli costor; ma in altre guise
720Molti piagò di loro, e molti uccise.

XCI.


     Mentre ei così la gente Saracina
Percuote, e lor percosse anco sostiene:
E in nulla parte al precipizio inchina
724La fortuna de’ Barbari, e la spene:
Nova nube di polve ecco vicina,
Che folgori di guerra in grembo tiene;
Ecco d’arme improvvise uscir un lampo,
728Che sbigottì degl’infedeli il campo.