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CANTO NONO. 285

XLI.


     Albazar con la mazza abbatte Ernesto:
Sotto Algazel cade Engerlan di spada.
Ma chi narrar potria quel modo o questo
324Di morte, e quanta plebe ignobil cada?
Sin da que’ primi gridi erasi desto
Goffredo, e non istava intanto a bada.
Già tutto è armato, e già raccolto un grosso
328Drappello ha seco, e già con lor s’è mosso.

XLII.


     Egli, che dopo il grido udì il tumulto
Che par che sempre più terribil suoni,
Avvisò ben che repentino insulto
332Esser dovea degli Arabi ladroni:
Chè già non era al Capitano occulto
Ch’essi intorno scorrean le regioni;
Benchè non istimò che sì fugace
336Vulgo, mai fosse d’assalirlo audace.

XLIII.


     Or mentre egli ne viene, ode repente
Arme arme replicar dall’altro lato:
Ed in un tempo il Cielo orribilmente
340Intonar di barbarico ululato.
Questa è Clorinda che del Re la gente
Guida all’assalto, ed have Argante a lato.
Al nobil Guelfo, che sostien sua vice,
344Allor si volge il Capitano, e dice: