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184 LA GERUSALEMME

LXXIV.


     Deh vanne omai dove il desio t’invoglia.
Ma qual ti fingi vincitor crudele?
Non sai com’egli al tuo dolor si doglia,
588Come compianga al pianto, alle querele?
Crudel sei tu, che con sì pigra voglia
Muovi a portar salute al tuo fedele.
Langue, o fera ed ingrata, il pio Tancredi:
592E tu dell’altrui vita a cura siedi.

LXXV.


     Sana tu pur Argante, acciocchè poi
Il tuo liberator sia spinto a morte.
Così disciolti avrai gli obblighi tuoi,
596E sì bel premio fia ch’ei ne riporte.
È possibil però che non t’annoi
Quest’empio ministero or così forte,
Che la noja non basti e l’orror solo
600A far che tu di qua ten fugga a volo?

LXXVI.


     Deh ben fora all’incontro uficio umano,
E ben n’avresti tu gioja e diletto,
Se la pietosa tua medica mano
604Avvicinassi al valoroso petto;
Chè per te fatto il tuo signor poi sano
Colorirebbe il suo smarrito aspetto:
E le bellezze sue, che spente or sono,
608Vagheggeresti in lui, quasi tuo dono.