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Il ferro allor ne le fornaci ardenti
Temprossi in duro acciar; del conio invece,
220Onde il legno fendeasi, la dentata
Stridula sega d’inventò; le varie
Arti nacquero allor. Supera, e tutto
Vince lunga fatica, e imperïosa
Necessità che nei bisogni incalza.

     225Cerere quindi a coltivar la terra
Ai mortali insegnò, quando già i boschi
Di spontanee corbezzole, e di ghiande
A mancar cominciarono, e l’usato
Cibo negò la dodonea foresta.
230Molte poscia costò cure e fatìche
Dai varii morbi il preservar le messi;
Poichè nemica ruggine le spiche
Rode al frumento, e d’aspre punte armato
L’inutil cardo ingombra i campi; oppresse
235Muoion le biade da una selva irsuta
Di lappole e di triboli; ed in mezzo
Ai culti seminati intruso regna
Il tristo loglio e l’infeconda avena.
Onde se il suolo con assiduo rastro
240Di ripurgare e svolgere, e i voraci
Augei col suon di spaventar trascuri;
Se con la falce de l’opaco campo