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maria teresa d'asburgo 371

e partì spodestata, alle quattro della mattina del 13, col marito e le figlie, per Racconigi prima, poi per Nizza, lieta, diceva, di non aver consigliato cosa disapprovata dalla coscienza di colui che essa aveva sempre rispettato ed amato. Perchè se al fianco di lui s’intromesse talora negli affari di Stato, lo fece sempre con gran deferenza pel Re, e più per amore ed ambizione di madre che per sete di comando. Essa il 25 ottobre 1821, così scriveva dal suo ritiro alla cognata Maria Cristina di Borbone, moglie di Carlo Felice, che le era succeduta sul trono:

«Sento con piacere che il baciamano è stato numeroso assai, e che tutto il pubblico vi abbia dimostrato sincero attaccamento. Vedo che avete fatto esattamente come noi il giorno della mia entrata in Torino il 23 settembre 1815, che, fra gli applausi continui del pubblico, io mi sentivo morire, pensando che dal’osanna si sarebbe passati al crucifige, come fu in effetto; ma non avrei creduto tanto, e mi resta solo la consolazione di non aver rimorsi relativamente alla mia condotta sopra un trono su cui salii versando molte lacrime, e dal quale discesi senza versarne una sola.»

Ammesso anche che in queste parole ci sia un tantino di affettazione, a me parmi che la storia debba tener conto a Maria Teresa dell’abnegazione con cui secondò le mire del marito; rassegnazione mirabile se davvero erasi disingannata delle grandezze passate, e più mirabile ancora se così non era, perchè il sa-