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giuseppina teresa di lorena armagnac 333

Sempre dedita ai suoi studi, sempre buona, dolce, rassegnata, recandosi in un giorno del novembre 1796 a visitare a Superga le tombe dei Carignano, mentre stava nel sotterraneo, un raggio di sole, dagli spiragli delle feritoie, venne ad illuminarle il volto. A quel bacio del grande astro la sua anima di poeta si sentì commossa, sorrise, e voltasi all’abate Avogadro, direttore della basilica, disse: «Notate il punto ove ora sono; quando morirò voglio essere sotterrata qui: amo tanto il sole!» E lì precisamente ella venne a posare, tre mesi appena da quel giorno, poiché essa morì il 9 febbraio 1797, in età di soli quarantaquattro anni.

Ed anche nel suo testamento, scritto in francese, lingua che ancora usavasi molto alla Corte, e che per lei era la sua materna, Giuseppina pensava alla sua tomba, e la designava: «Siccome sembra che sarà a Torino ch’io morirò, desidero essere deposta nella tomba accanto a mio marito, avendo la morte soltanto potuto turbare la dolcezza della nostra unione.»

In questo documento stesso, dopo aver raccomandato la sua anima a Dio, dice: «E subito dopo gli raccomando mio figlio. Per lui saranno gli ultimi e più dolci voti del mio cuore. Possano essi essere esauditi; possa mio figlio godere tutta la fortuna che gli auguro e che gli avrei potuto procurare; e possa egli, come lo spero, rendersene sempre degno con la sua condotta, e conservare per sua madre un dolce e tenero ricordo, e possa trovare presto in una donna quale io gliela auguro, tutto ciò che possa farlo felice.»