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margherita di savoia 211

tanti sogni, tante speranze ; vi ritornava vedova spodestata, spogliata dei suoi diritti di madre, delusa, annientata. Alla Corte del padre il primo posto era occupato da Cristina, la futura Duchessa, sposa da pochi mesi del di lei fratello Vittorio Amedeo, ed essa oramai non poteva che scegliere tra lo stare ivi soggetta, o viversene a Vercelli con le minori sorelle, monache colà, il che poi fece alternativamente.

In tal guisa scorsero parecchi anni, in un’inerzia incresciosa per quel carattere intraprendente e faccendiero, cui non restava altra cura che sorvegliare da lungi lo Stato di sua figlia, e mandare a questa, più frequentemente che poteva e le era possibile, messaggi segreti, innocui e affettuosi.

Morti poi l’uno dopo l’altro, senza prole, i due suoi cognati, successisi nel governo di Mantova, ebbe contezza soltanto a cose fatte che, nell’agonia dell’ultimo, erasi fatto il matrimonio della sua diletta Maria, con Carlo Rèthel di Nevers, del ramo secondogenito dei Gonzaga, e figlio dell’erede del Ducato, simulando il di lei consenso, giacché la giovinetta, che era ancora in convento, non acconsentiva all’unione impostagli senza l’assentimento della madre. Ben a ragione Margherita si offese di un tale atto, ma delle sue proteste nessuno si curò. Intanto suo padre continuava ad occupare il Monferrato, e Spagna e l’Imperatore, che volevano dare altro marito a Maria, si opposero a Francia che, per mezzo del Nevers, voleva estendere il suo dominio in Italia. Così scoppiò alla fine quella guerra, che deter-