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occuparci più per un gran pezzo di questo argomento già svolto in tanti modi e forse a sufficienza, almeno per gran parte di coloro che tra noi si occupano di musica. La Gazzetta Privilegiata encomia altamente tutto lo Stabat ed ammira con ispecial predilezione la fuga. EssaGazzetta, tranne qualche eccezione, rimase appagata anche del modo col quale lo si eseguì tra noi, e in particolar guisa delle gradazioni di colorito, d'espressione, di piano e forte; ne spiace non poter dividere per questo proposito l’opinione della Gazzetta, manifestata però con un convincimento degno di lode.

Il Corriere delle Dame all’opposto osserva che l’esecuzione di Milano, non solo non pareggiò la perfezione e il mirabile accordo che tanto si lodò a Bologna, ma «non giunse neppure a quei gradi di ravvicinamento che possono di una sol cosa dare un’idea di relazione e di analogia».

Fra queste due opinioni alquanto disparate, il lettore di buon senso ed imparziale sarà forse inclinato ad attenersi alla seconda. Lo stesso Corriere s’inquieta coll’articolista dei Dèbats perchè chiamò questo un joli Stabat, e saviamente vorrebbe consigliare i nostri buongustai a lasciar da un canto le opinioni oltramontane per non attenersi che alle nostre, che a suo giudizio ponno essere di maggior peso. Nulla però egli osserva intorno al valore delle opinioni italiane scusandosi con modestia dal farsi a parlare ex cathedra.

Il Bazar fu molto contento della ricca illuminazione del teatro, profuse Iodi d’entusiasmo alla signora Miccinrclli, poi al maestro Panizza, poi anche a Rossini, ma con qualche restrizione: incoraggiò di gentili parole i signori Fedor ed Anconi e non volle dir male dell’Abbadia.

La Moda non andò soddisfatta della musica, e ponendosi con disinvolta abnegazione nella schiera dei non intelligenti, asserisce che se in questa occasione non si trattasse di Rossini, non sa che cosa avrebbe potuto scrivere e dire.

Il Pirata qualifica lo Stabat di grande concetto musicale, ma è tutt’altro che contento dell’esecuzione. Il sig. Giuseppe Borio inserì nella Fama un articolo diviso in due parti, nella prima delle quali pare a noi sieno dette delle cose generali bene ragionate e sviluppate sulle proprietà distintive della musica sacra. A questa prima parte, fondata su larghi principii, non sembra corrispondere la seconda, la quale benché stesa con dottrina, a nostro giudizio, avrebbe molto meglio potuto collegarsi colla antecedente, sicché in essa più apparentemente si vedessero le applicazioni parziali derivare da generali norme. Oltre di che essa è qui equa seminata di alcuni pensieri critici, forse così sottili da potersi notare di sofisticheria. E per esempio poniamo l’osservazione fatta alla cantilena dell’aria del tenore che, al dire della Fama, ha malTa proposito carattere eroico; appoggiata questa critica all’essere l’accompagnamento tessuto nel secondo quarto della misura da una croma puntata ed una semicroma, il che induce l'andamento di marcia; il quale, secondo il sig. Borio, si avvalora anche dagli accordi de’ tromboni; ma questi, a nostro giudizio, per essere a larghe note tenute, hanno tutt’altro che un aspetto marziale. Ognuno sa con quanta varietà di forme e di quanta diversa espressione possa nella musica, interpretarsi una medesima melodia, (un andamento medesimo. Il tutto sta nel modo di esecuzione, la quale deve sempre recare la tinta dei concetti costituenti il carattere della situazione. E quanto al pezzo in discorso noi pure opiniamo col sig. Borio che con una speciale accentazione possa ridursi a movimento marziale, ma dissentiamo da lui, ove ne piaccia far conto del mòdo col quale lo ha accentato cd istromentato Rossini.

Aggiorniamo qualche altra parola intorno al dotto c giudizioso articolo del signor Borio. Osserva egli che le forti e secche strappate dell’intera orchestra in principio di battuta alle quali succede il piano, sono di tal natura da dovere qualificarsi come atte ad esprimere gli impeti agitati di drammatica disperazione, per Io che trova condannabile tal genere di strappate nell’ana del tenore e in quella del secondo soprano. Se non erriamo, questa sua asserzione potrebbe venir contestata in gran parte; noi per amore di brevità ci limitiamo a dichiararci di opinione contraria a quella del sig. Borio, dappoiché la strappata d’orchestra cadendo precisamente sul tempo forte, nessun contrasto arreca nè al sentimento nè all’orecchio, e tutt’al più potrà dirsi opportuna a dipingere una tal qual’cITusionc di gioia o dolore, non però agitata.

Il detto signor Borio encomia con opportune parole di ammirazione il grandioso In die judicii, e parlando del quartetto che segue, dice che questo svela nel suo autore un degno erede del P. Mattel, al che pare a noi che senza rischio di esagerare, avrebbe potuto aggiungere qualche cosuccia di più, anche senza timore di far torto alla memoria del venerando contrappuntista bolognese.

L’articolista che a nostro modo di vedere, forse senza volerlo e sotto il più austero manto della critica, fa il maggior elogio di Rossini, si è l’estensore del Figaro, il quale non si fa il menomo riguardo d’asserire che lo stesso Rossini si ride della meschinità di questo suo lavoro. Bagattelle! se le meschinità di Rossini racchiudono tanto tesoro di bellezze e di effetti, quanto ve n’ha nel suo Stabat, è pur d’uopo convenire che il maestro pesarese ò ingegno più grande di quanto fino a! presente fu proclamato. - Abbenchè oltremodo arrischiata l’asserzione del Figaro, e in sostanza non destinata di certo ad innalzare il nome di Rossini c il valore del suo ultimo componimento, pure, ponderata finamente, non potrebbe dirsi al tutto fondata sul falso.

Ora qualche parola anche dei due articoli dati da questa nostra medesima Gazzetta. Se fummo schietti e sinceri cogli altri giornali è dovere che lo siamo almeno in parte anche con noi medesimi. Osserviamo quindi prima di lutto che tanto il signor Perotti come il signor Casamorata non potevano essere giudici al tutto competenti del grandioso componimento rossiniano, dacché non fu loro dato di esaminarlo nella partitura con istromentazione compiuta ma solo nella riduzione con semplice accompagnamento di pianoforte. E di quanto valore l’istromentazione possa essere in una composizione musicale massimamente del genere sacro, non è neppnr bisogno che si ponga in dubbio. Ora l’argomento acquista doppia forza ove si parli di Rossini, la cui potenza in fatto di istromenlazione è poco meno che proverbiale nell’arte. Ad alcuni nostri lettori parvero inoltre troppo amare e meno che rispettose le critiche del secondo de’ suddetti articoli della nostra Gazzetta, ma in fatto la severità del nostro collaboratore era dettata da un sentimento di sì profonda venerazione pel grande maestro, che forse potea aversi in conto di un omaggio da chi sa, che la vera e coscienziosa critica solo allora si studia di scandagliare attentamente e sottoporre a rigido esame i pregi e le bellezze delle produzioni delle arti quando è al maggior segno persuasa che queste produzioni possano esercitare una decisa influenza sui progressi o sui traviamenti delle arti stesse. Il signor Casamorata ebbe a chiudere il suo articolo con tali parole che bastano a giustificare anche una severità maggiore di quella da lui usata.

Dopo le cose fin qui dette rimane a conchiudere: Lo Stabat di Rossini è componimento da potersi porre a lato di tante altre mirabili sue creazioni? Per nostro conto rispondiamo affermativamente a questa domanda. - Con esso superò Rossini quanto, nel genere da lui preferito, poteasi fare da ogni altro compositore contemporaneo italiano e straniero? Anche questo crediamo non sia da porre in dubbio. Chi poi fosse chiamato a decidere se il tanto acclamato lavoro sia da dirsi meglio emanazione del potente genio rossiniano che prodotto o elaborazione della scienza del suo autore. sarebbe forse più inclinato per la prima che non per la seconda sentenza. Lo Stabat di Rossini è tal lavoro in cui (tranne qualche eccezione parziale) appare più presto lo slancio e l’abbondanza della fantasia che non la profondità e la severità del pensiero, il lusso delle forme ed il mirabile istinto della varietà anziché il proposito assoluto e tenace di dare al tutto quell’austerità e uguaglianza di carattere che, rigorosamente parlando, era ingiunta dai genere del componimento latino messo in musica il quale, al dire di Rousseau ha tutta l’impronta di una poco men che monotona leggenda.

Diamo queste ultime nostre osservazioni non come giudizii, ma come opinioni e conchiudiamo colle parole di Montaigne: «tutte le cose di questo mondo sono come i vasi etruschi; hanno due orecchie: e ognuno ha il diritto di pigliarle piuttosto per l’uria che per l’altra».

A. M.



BIBLIOGRAFIA MUSICALE.

Memoria sopra le cose musicali di Sardegna del maestro Nicolò Oneto. Cagliari, 1841 tipografia Monteverde.

Questo erudito e diligente lavoro del benemerito maestro Aneto è inteso a dare un’esatta idea della musica popolare c nativa de’ popoli della Sardegna, e dell’istinto ed ingegno di quegli isolani in generale per la musica. La Memoria è divisa in quattro articoli: il primo de’quali mostra che i Sardi hanno tutt’ora ed usano la musica antichissima derivata da quella degli Ebrei, e de’ Greci, e se ne danno esempi e dimostrazioni teoriche sì quanto ni genere delle composizioni che quanto alla natura, forma e maneggio degli stranienti che vi si pongono in opera. Nel secondo articolo sono rappresentati i progressi della musica moderna in Sardegna e i vantaggi che per opera d’alcuni maestri di quella regione v’ha avuto la musica ecclesiastica non meno che la teatrale. Nel terzo ò trattato tutto il carattere musicale de’ Sardi, e la loro prontezza nell’improvvisare la musica; nell’eseguirla con vigore di espressione, e nell’ascoltarla con entusiasmo di sentimento. Nel quarto che è l’ultimo articolo propone l’autore di instituire in Sardegna uno stabilimento musicale che serva non meno che ad accrescervi l’incivilimento, a procacciare a quel popolo qualche vantaggio da un’arte a cui pare per natura dalla nascita inchinato.

Tutte queste parti sono dal signor maestro Aneto trattate con molta istorica erudizione, con belle dottrine artistiche, e con filosofiche e veramente sociali considerazioni; onde noi gli auguriamo che presto egli possa vedere in atto i suoi voti e progetti. e n’abbia quel suo

popolo prediletto i presagiti vantaggi.

C. M-i.



NOTIZE VARIE.


Milano. — L’impresa del teatro Carcano invece di far precedere la sinfonia della Fausta al Roberto Devereux, sarebbe stata meglio consigliata se nel riprodurre fra noi quest’Opera, avesse fatta conoscere al nostro pubblico la sinfonia che Donizetti per essa immaginava nel 1838 al Teatro italiano di Parigi, da’ giornali di quella capitale encomiata siccome la più bella di quel fecondo autore, il quale volle introdurvi il tema nazionale inglese - Dio salvi il re - da lui condotto e svolto fra i più squisiti artifizj scientifici. l'intrusione in un’Opera drammatica di pezzi di altro spartito è grandemente da biasimarsi, massime allorachè ad un lavoro scritto con pensato proposito se ne sostituisce altro molto meno elaboratamente dettato, quantunque forse più gradito alla moltitudine. - Parlando del teatro Carcano non sarà fuor di proposito l’aggiungere che in ogni rappresentazione del Giuramento, in cui l’attrice-cantante signora Matley sempre più distinguesi, il tanto decantato giovane violoncellista Piatti è obbligato dagli applausi a ripetere ogni sera il suo solo.

Napoli. — Il violinista piemontese Giuseppe Grassi, direttore dell’orchestra del teatro di Mosca, nello scorso mese ha dato due accademie che riuscirono di grande soddisfazione agli intelligenti, e di molto onore all’abilissimo suonatore, che pel perfetto maneggio dell’arco, da cui ne risulta la più finita, sicura e forte esecuzione» può additarsi agli studiosi del violino, qual modello da seguirsi. Grassi fecesi ben anco ammirare in varie società particolari, a meraviglia interpretando i più scelti pezzi di musica istromentale per camera, fra quali un bel quintetto di Gebel, un classico ottetto di Mendelssohn, e gli scabrosissimi ultimi quartetti di Beethoven, in ispecie quelli, op. 127, composizioni tanto difficili e complicate, che dalla maggior parte de’ quartettisti vengono reputate insuperabili.

Trieste. — Ancora un nuovo fanciullo-pianista. Alfredo Jaell figlio cd allievo del violinista Edoardo, avanti di recarsi a Vienna, ove si propone dare nuovi saggi della precoce sua valentia, diede un’accademia nella sua patria, e l’esecutore di otto anni Spiccò in ogni pezzo per una forza e precisione assai superiori all’età.

1.° Festival musicale istorico e religioso dato a Parigi lì 26 marzo.

Non saranno mai abbastanza incoraggiati i tentativi che hanno per iscopo l’esecuzione delle grandi Opere di musica del genere severo, ancora sconosciute al pubblico. Quanto più tali saggi si moltiplicheranno, altrettanto maggiore sarà la varietà che s’introdurrà ne’ concerti, meno presto i capolavori dell’arte invecchieranno. Da lungo tempo in Francia avvi la passione, per non dire la rabbia de’ soli. L’orchestra al Conservatorio tocca alla perfezione: è dai cori principalmente che devesi tentare l’innovazione. Il festival dato sabato Santo nella sala Vivienne, aveva il doppio merito d’essere per la maggior parte dedicato alla musica corale, e di far sentire alcune Opere non mai eseguite a Parigi o che da gran tempo erano dimenticate. Fessy e Dietsch dirigevano, il primo l’orchestra, il secondo i cori. Non saprebbesi abbastanza encomiare lo zelo c il talento di que; due egregi artisti che lo studio e le ripetute prove non istancarono punto, è che presentarono al pubblico degli spartiti nuovi della massima importanza, come quello dell’oratorio Paulus.

Il concerto ebbe principio dalla Sinfonia del Plauto magico di Mozart, eseguila con assieme, brio e precisione. Tutti conoscono il bel Salmo di Marcello Miserere mei. Ponehard in seguito rapì nell’Aria sì tenera e sublime del Giuseppe di Mehnt. Un Ave Maria di Arcadelt (1540) è stata molto bene cantata dal coro e dal pubblico vivamente applaudita. Nulla di più soave e di più religioso di questo pezzo che si fece replicare. Se si avrà il coraggio di studiare e d’eseguire la musica concertata nelle antiche composizioni si troverà una miniera inesauribile. Madamigella Nissen con una brillante e forte voce ha quindi interpretato una bell’Aria del Sansone di Unendo!.

È stata una felicissima idea quella di riunire varj pezzi scelti da tre Stabat di Palestrina. di Pergolesi c di Rossini. Nel pezzo dij Palestrina a doppio coro si rinvennero de’ begli effetti: il concepimento n’è grande e semplice. Del secondo, erasi scelto un duetto per soprano e contralto di forma originale e molto ben intrecciato, ed un’Aria di contralto. II coro senz’accompagnamento di Rossini, ebbe il più grande trionfo: e ben Io meritava in quella onorevol lotta, poiché, a personale nostro giudizio, nè tra i passati nò tra i contemporanei compositori vi ha chi avrebbe potuto o potrebbe creare una composizione musicale più ricca di invenzione, di spirito e di squisita finezza di lavoro. Grad, che in questo magnifico pezzo eseguì la parte del basso principale, fu molto lodato.

L’Oratorio del Paulus, cioè la Conversione di San Paolo, di Mendelssohn-Bartholdy, componeva la seconda parte del Festival. Si eseguirono una introduzione, tre cori, e tre soli. Questi pezzi non formano che una parte dell’Opera di Mendelssohn, di ben maggior portata c lunghezza. - L’introduzione ha il difetto comune a quasi tutte le recenti produzioni dell’Allemagna. Essa ad un tempo è vaga cd ammanierata. Gli artisti alemanni do giorno d’oggi mirando con sovverchia ostentazione alla naturalezza trascorrono troppo spesso all" affettato manierismo.

In questo Oratorio trovansi ciò non pertanto delle grandissime bellezze. Fu trovato mirabile tra gli altri pezzi un coro, che il pubblico volle udire due volte, condotto sopra una melodia larga ed espressiva con un accompagnamento di un andamento originale che non cessa giammai di farsi sentire sotto i canti degli strumenti da fiato e delle masse corali. Si è pure applaudito assaissimo una patetica Aria deliziosamente cantata dalla Nissen: un altro coro ben elaborato ed un’Aria di tenore. Quanto s’intese dell’oratorio Paulus fa desiderare che le altre parti di quest’Opera, certamente di un distinto merito, siano presto eseguite.

(Estratto dalla France Musicale).

Beàuvais. 19 marzo. — Una solennità di cui la nostra città non ha mai avuto esempio, ha eccitato uno straordinario entusiasmo. Trattavasi dello Stabat di Rossini eseguito da Alessio Dupont, c Oller e dalle 1-Tcnnin c Lia Duport, artisti già conosciuti assai favorevolmente a Parigi: e da’ cori e dall’orchestra della nostra società filarmonica. L’effetto n’è stato meraviglioso e molto al di sopra di ogni aspettazione. Il duetto delle due donne dovette replicarsi.

Rouen. — Mereaux, professore e compositore di qualche merito diede un concerto storico: questo tentativo, che rende un immenso servizio all’arte musicale, ebbe un esito felicissimo. Vi si eseguì lo Stabat di Josquin Desprez (1480); - la Preghiera alla tomba di Cristo di Giovanni Mouton (1510). - Un corale di Claudio Goudimcl (1560); - alcuni pezzi per cembalo di Couperin (1650); -un concerto di Haendel (-1700) alcuni pezzi per cembalo di Ramcau (1730); - un’aria della festa di Alessandro di Haendel (1700); - alcune stroffe dello Stabat di Pergolesi (1736): - e finalmente un coro del Castore e Polluce di Rameau.


GIOVANNI RICORDI

EDITORE-PROPRIETARIO.

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