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DE' SIGNORI,
O PRENCIPI,
ET DE' TIRANNI.
Discorso I.


I

PRIMI, ch'ornano il bellissimo cerchio, e l'honorato spatio della gran Piazza da me descritta sono i Signori, che sogliono communemente passeggiare per essa, di vari, e diversi titoli singolari illustrati, secondo che comporta la grandezza, e la nobiltà o per virtù, o per altro, o da loro, o da suoi avri tratta già anticamente, et acquistata, i quali, se son legitimi e virtuosi signori, non ha dubbio alcuno, che non siano di gloria, et honore sommamente meritevoli; ma se più presto patiscono da tiranni, che altro, o per l'usurpatione del dominio: o per diportarsi troppo stranamente co' sudditi loro, non solamente son degni d'odio, e di abbominatione, ma di severa morte, à loro delitti, et eccessi conveniente, e conforme. Ma per mostrar quai siano i veri, e legitimi signori degni d'honore, et quai siano i tiranni degni d'odio, e di morte bisogna considerare da alto et longo principio la differenza loro. E' chiara cosa che i dominij, e le signorie per legge divina mai si trovano appartenere agli huomini, il che è notato per sentenza d'[Agostin santo.]Agostin santo sopra S. Giovanni, ove dice. Jure divino Domini est terra, et plenitudo eius, et per rintuzzar la superbia de' signori, soggionge, che, Dominus de uno limo terrae fecit et pauperes, et divites. E meno si può dire, che per legge naturale i dominij, e le giurisditioni tocchino a loro, essendo ogni cosa, per legge di natura, commune, come né Canoni alla ditintione ottava, al capitolo, Quo iure, è sufficientemente dichiarato, ma solo per legge humana e positiva si son trovati i spartimenti delle signorie, c'hoggi vi sono innumerabili al mondo, e quasi infinite. Però ben disse nel sopradetto luogo il gran