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famiglie che, malgrado l’abbondanza presente, conservano ancora sulle loro fronti sparute i solchi dei patimenti, e gli stenti, e le desolazioni da noi sofferte.

«Noi le possiam provare le nostre miserie su cui si satollarono tutti cotesti epuloni, lenoni e mascalzoni venduti corpo ed anima ai potenti».

Inaspriti e stimolati dal melanconico canto, tutti quei poveri braccianti avanzavano in massa colle loro falci, zappe e vanghe in aria per dar addosso ai preti e compagni..... Ma una voce potente come quella del tuono, uscita dal Foro, ristabiliva la calma in un momento.

«Ite ai vostri lavori!» tuonava la favella del savio.

«Ai tiranni ed ai preti conveniva la vendetta e la strage, essendo la loro potenza edificata sulla violenza e sulla menzogna; a voi, uomini liberi, umanitari e che avete il culto del Vero, conviene la tolleranza, e solo con essa potrete raggiungere la sublime meta di affratellare i popoli tutti della terra».

E tutti tornavano alle loro occupazioni, e si udiva nella folla la parola tolleranza ripetuta da tutti e con rispetto.

«Tolleranza» gridavano altri «meno però per i lupi, le vipere ed i preti, sinchè tornati alla condizione d’uomini onesti, se ne son capaci».