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accondiscendere al loro desiderio, e di lasciarli battere.

Qui, in onor dell’ufficiale legittimista, devo confessare ch’egli non voleva accettare la prevalenza della spada o sciabola sul pugnale, ma, sia che il Calabrese poco sapesse di scherma nelle armi suddette, o che avesse veramente un’illimitata fiducia nel suo ferro, egli non volle accettare altr’arma — almeno se così concedeva il suo avversario.

Un pezzo di terreno piano fu scelto per arena; Muzio rimise la sciabola a Pantantrac, a cui l’aveva tolta nel perittero del convento; questi la salutò e la baciò come una vecchia amica — molto più preziosa, se, come le spade degli antichi cavalieri, essa avesse servito alla redenzione degli oppressi.

Muzio e P... da una parte, come testimoni di Talarico; Merode ed il Maggior Ventre dei zuavi pontifichaux dall’altra, testimoni di Pantantrac, misurarono il terreno, e gli avversari vi presero posizione alla distanza di cinque metri.

Il marchese quasi certo della vittoria, aspettò un momento il competitore coll’arma in guardia per infilzarlo, ma vedendo che quello non avanzava, si mosse lui stesso, cercandolo colla punta del ferro.

Talarico non s’era mosso; il suo aspetto sembrava impassibile, ma chi lo fissava negli occhi li vedeva roteare nell’orbita, e farsi sanguigni come quelli della pantera quando si dispone ad assalire un nemico.