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la supplica 63


«quella ciurmaglia di birri, che V. E. sa cosa sono e quanto valgono. — Robaccia vile» aggiungeva il Gianni coll’onesto intento di sollevare sè stesso deprimendo altrui «gentaglia che si lascia egualmente impaurire e corrompere»

«Cosa mi vieni questa mattina ad annojare co’ tuoi sermoni — ribaldo!» interruppe l’Eminenza «come se io avessi bisogno de’ consigli tuoi! — Tuo dovere è di servirmi sempre senza far parole. — Fruga ora nella tua testa di rapa per cercar modo di condurmi qui quella ragazza, se no. per Dio, i sotterranei del palazzo udranno risuonare presto lo schifoso tuo falsetto sotto la stretta della corda o il pizzicare della tanaglia.»

Sapeva ognuno, e quant’altri sapevalo Gianni, che queste non erano vane minaccie — e se il mondo crede l’era della tortura finita — in quel pandemonio della Città santa essa esiste in tutta la sua pienezza. —

E Gianni sapeva che i sotterranei delle chiese, de’ conventi, dei palazzi e le catacombe — nascondono delitti — e patimenti tali da far inorridire gli assassini medesimi. —

A capo chino, il miserabile eunuco — tale egli era — giacchè simili ai Turchi quei perversi non confidano le loro donne che a ca-