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434 il governo del monaco.


E molti ribelli pagarono colla vita il loro nobile slancio su quel ponte fatale — tanto più — che nella sublimità dell’entusiasmo — il popolo tornò per tre volte all’assalto — e per tre volte venne respinto dalla grandine fìtta di mitraglia — e di palle da carabina — che vomitavano i difensori del negromantismo. —

Chi fosse alla testa del popolo — nell’assalto del ponte si può indovinare. — I nostri cinque, ruggendo come leoni — dopo aver consumate le cariche — avevano spezzate le loro armi sul cranio della sbirraglia — e raccoltene di nuove sugli uccisi — trascinavano seco il popolo — e coll’esempio e la parola lo spingevano all’eroismo.

Il primo dei coraggiosi capi che morde la polvere — fu l’anziano — il venerabile principe della foresta — Gasparo. — Egli cadde collo stesso sangue freddo — con cui si poneva a sedere all’ombra dell’antica quercia — che gli servì di padiglione per tanti anni.

— Aveva il sorriso sulle labbra — ed era beato d’aver potuto dare la vita per la causa santissima del suo paese e dell’umanità. —

Un biscaino1 lo aveva colpito nel cuore

  1. Mitraglia tonda.