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402 il governo del monaco.


«preghiera — e dopo innumerevoli meriti acquistati sono da me benedetti — con la papale benedizione che V. S. mi concedette di largire nel suo nome santissimo1. —

«Io crederei — Beatissimo Padre — che a rimunerare in qualche modo la fede ardente del sig. Duca — v. S. dovesse avere la benignità di conferire o a lui, o a suo fratello Don Rodrigo — canonico della cattedrale di Tolosa, la sacra porpora — la quale egli si ha già acquistato con le sue escursioni — tingendola nel sangue maledetto di quegli sciagurati.

«Basta che in questi paesi si senta il suo nome perchè gli eretici Albigesi — tremino da capo a piedi. — Il suo costume è di andare per le corte — spacciando in un sol colpo i più arrabbiati. — Quanti glie ne capitano nelle mani costringe a professare la nostra fede — con la formola ingiunta da V. S. — Se ricusano, li fa battere ben bene mentre che si accende il rogo2. — Quindi interrogati se si sien pentiti — ed ascoltato che no, conchiude: o credi o muori. — Li mettono ad

  1. Che depravazioni! Che sacrilegj!
  2. Per non perder tempo.