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398 il governo del monaco.


« — ed era questo un giovane che conservava gli avanzi di bellissime forme. — Era divenuto un fantasma — e spalancava verso me due occhi nerissimi che sembravano voler saltare dalle loro orbite — Aveva cessato di lamentarsi — quando conobbe che io l’avevo scorto e che mi avanzavo verso di lui.

«Per quanto fosse urgente il pericolo — io non volli lasciare quel sofferente senza tentare ogni mezzo per liberarlo. — Mi avvicinai e lo baciai sulla fronte. —

«Oh! sì! io mi sento attratto verso qualunque creatura che soffre. — E questa sarà certo la corrispondenza gentile d’amorosi sensi — a cui l’Onnipotente informa le anime — che non furono infette dal soffio avvelenatore del prete. —

«Mi chiamino pure brigante!

«Mi avvicinai all’infelice — e baciai quella fronte grondante sudore ed ardente come un tizzone. — Ma che fare! le radici delle sue catene erano impiombate nel muro — e quei massi erano enormi. Mi ravvolsi tra il carname — a cercare ferri che mi servissero a scavare nel muro — o a rompere le catene. — Orrore! dovunque istromenti di tortura! Dovunque — rotelle — eculei —