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384 il governo del monaco.


«Presi meco un fascio grandissimo di frasche secche, comprato in piazza Navona — lo depositai in un’osteria, ed aspettai che si facesse tardi. — Verso le undici, prima che si chiudesse l’osteria — presi il mio fascio — e via verso S. Francesco. — Chi può impedire a un povero diavolo di portarsi un fascio di legna a casa? — Poi, la nostra Roma ha questo di buono — poche persone passeggian le vie durante la notte per paura dei ladri — che il liberale governo dei preti — lascia liberi quanto vogliono — purchè non si mescolino in politica.

«Giunto al portone di san Francesco — posai il mio fascio — preparai — pronto ad accenderlo — un mazzo di zolfanelli — calcai le frasche contro il portone — e gettai lo sguardo alle due estremità della strada — per attendere il momento opportuno.

«Era evidente, che bruciando il portone restava la inferriata, la quale mi avrebbe lasciato con tanto di naso — e nulla di compiuto. — Bisognava fare del chiasso — far accorrere gente di dentro e di fuori — pertanto dopo aver accomodato ogni cosa — traversai la piazzetta — e mi nascosi nel vano di una porta — saldo ed immo-