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l'infanticidio 23


I bracchi dell’Eminenza avean fiutato la colomba — e quando viene fiutata — e tracciata la selvaggina da costoro — è ben difficile non cada.

In una escursione di caccia, il povero Silvio aveva presa la febbre, sì comune in quelle paludi, e questo malanno fu cagione che il matrimonio venisse ritardato e più facile si rendesse il disegno degli avoltoj su quella preda gentile.

Raramente — ma pur qualche volta Camilla soleva recarsi a portar delle frutta in piazza Navona — e lì una fruttajola comprata da Gianni tese tante lusinghe e reti all’innocente contadina — che la fece finalmente cadere nella trappola.

La caduta non rimase a lungo occulta — il ventre ingrossando minacciò svelare l’arcano — onde temendo del padre e dell’amante — la povera Camilla si lasciò persuadere ad occupare una stanza nel palazzo Corsini — ove a bell’agio il cardinale poteva continuare la tresca coll’infelice.

Il parto riuscì un bambino — e quel bambino fu destinato come tant’altri al carnajo.

Camilla ne impazzì e grazie alla generosa pietà del porporato, il quale sognava nuovi amori — fu rinchiusa in un manicomio. — Una notte però, sia colla violenza, sia delu-