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la cena campestre. 283


— dopo una giornata sì laboriosa, sparivano con una celerità sorprendente. —

Giulia era in estasi! — Essa per la prima volta divideva quella scena campestre in mezzo a quei cari e simpatici compagni che erano il bello ideale della sua immaginazione romantica e cavalleresca. — Lì, era il suo Muzio — che ella aveva indovinato sotto le vesti del mendico — che mendico essa avea amato — ed ora trovava il discendente d’una nobilissima famiglia — e forse il più ricco erede di Roma. —

Quel sentimento dell’anima che la ravvicina come per elettrico influsso all’anima amata — innamorata! — che attrae come calamita — teneva Muzio accanto alla donna del suo cuore — e la custodiva — e la provvedeva d’ogni cosa gradita — e la beava con quello sguardo — che invano l’arte cerca d’imitare — e non può essere descritto che da chi ama con amore squisito — celeste — insuperabile. —

Giulia trovava nuovo diletto in udire nella sua bella lingua la conversazione di Clelia e d’Irene col loro beniamino John — sempre gioviale ed interessante. — Vedendo l’amica — star sospesa ai loro discorsi — stuzzicarono — a raccontare gli episodii della sua