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264 il governo del monaco


Ma — come dicemmo, non tutti gli ufficiali erano scrupolosi come i sei duellisti — e non lo era il capitane Tortiglia — comande la compagnia di spedizione — carlista sfegatato. — Allettato da un’impresa che credeva facile — contro pochi proscritti — si accinse ad inseguirli nel bosco col maggiore accanimento. —

Fin che durarono le cariche. i nostri amici — che avevano pregato i due feriti d’inselvarsi — tennero testa agli assalitori; ma scarichi i revolver, furono obbligati a ritirarsi davanti ai soldati, che il comandante eccitava, spingeva, trascinava alla difficile impresa.

Il capitan Tortiglia ripetendo ad ogni istante dei «Voto a Dios! e dei Caramba!»1 continuava tenacemente l’inseguimento e giurava impadronirsi di quei malviventi — cattura che sperava gli avesse a fruttare non piccola onorificenza dal governo dei preti. — Però, Orazio, si ricordò che aveva seco l’inseparabile corno — lo trasse fuori — e cominciò a ripetere alcune note che già udimmo al suo arrivo al castello di Lucullo. — Non appena aveva egli cessato di suonare, che da ogni parte della selva s’udì un fracasso come di

  1. Voto a Dios — caramba — giuramenti spagnuoli.