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il 30 aprile. 251


nette alle reni dai valorosi campioni delle sottane:

Eran circa le 10 della sera — e tutto era tranquillo in Viterbo. — La truppa aveva formato i fasci sulla piazza principale, riposandosi sugli allori dalle fatiche e vittorie del giorno. — Dei cittadini — ritirati nelle loro case — non se ne incontrava uno solo per le strade — al grande Albergo della Luna il campanello chiamava a raccolta i commensali alla gran tavola rotonda. — Circa cinquanta posti erano preparati, con quel lusso che nelle odierne locande si suole spiegare.

Verso l’istessa ora, una carrozza a quattro cavalli giungeva alla porta della locanda, e vi scendeva una donna in abito da viaggio — che alla sveltezza del passo e alla scioltezza d’ogni movimento si scorgeva essere giovane. Il maestro di casa, dopo aver introdotto in una delle più eleganti camere dell’albergo la forestiera, le chiese se desiderava rifocillarsi senza uscire di stanza: — ed essa rispose che volentieri sarebbe scesa alla tavola rotonda, non piacendole di pranzar sola.

La sala era già affollata, e la maggior parte degli astanti, erano ufficiali stranieri del corpo recentemente arrivato. — Il resto, erano forestieri italiani, e cittadini di Viterbo.